I popoli barbarici: il dramma di una nuova costruzione
Le invasioni barbariche interessarono il territorio trentino dagli inizi del V secolo fino alla fine del VI. Mentre l’Impero romano d’Occidente viveva il suo tramonto, gli invasori davano origine a nuovi regni che si susseguirono fino all’arrivo dei Longobardi nel 569.
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Ritrovamento di una chiesa di epoca longobarda sull’isolotto di S.Andrea nel lago di Loppio |
Non meno straordinaria della conversione dell’Impero Romano fu la progressiva adesione al cristianesimo di Goti, Franchi, Baiuvari, Longobardi. A determinarla furono la diffusione del monachesimo, l’opera di grandi missionari, la conversione dei condottieri dei nuovi popoli.
Contemporanea-mente in Oriente la fede della Chiesa maturava attraverso i primi grandi sette concili ecumenici e incideva profondamente sulla concezione della vita e della società
La diocesi di Trento raggiunse, in epoca longobarda confini che resteranno invariati fino alla fine del XVIII secolo, comprendendo buona parte dell’Alto Adige mentre la Valsugana era incorporata a Feltre. Dal V secolo la diocesi fu inserita nell’ambito metropolitano di Aquileia di cui fece parte fino al 1751.
Molti reperti archeologici testimoniano la diffusione delle comunità cristiane nel Trentino durante l’epoca delle invasioni barbariche:
- oggetti ornamentali,
- reliquiari del VI secolo scoperti in Val di Non ed anche altrove;
- lapidi funerarie cristiane del VI secolo;
- decorazioni scultoree del VII – VIII secolo in numerose chiese.
- chiese paleocristiane come quella di Civezzano
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Reliquiario argenteo da S.Apollinare a Trento, VI-VII sec |
Nel 774 Carlo Magno, re dei Franchi, conquistò il regno Longobardo e con l’inco-ronazione dell’800 fondò il Sacro Romano Impero. Il nuovo Imperatore impostò un’importante riforma culturale, amministrativa ed ecclesiastica.
In Trentino è rimasta un’importante traccia della riforma liturgica carolingia nel Sacramentarium Tridentinum, contenente il testo della Santa Messa e degli altri Sacramenti agli inizi del IX secolo.
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Sacramentarlo di Trento (IX secolo), rilegatura del codice: facciata con formelle in avorio (probabilmente raffigurante un evangelista) |
In quell’epoca si organizzò in modo sostanzialmente definitivo la rete delle 50 pievi sorte sul territorio trentino.
Il termine pieve, che deriva dal latino plebs – gente, designala comunità cristiana di un determinato territorio facente capo ad una chiesa titolata con una comunità di sacerdoti e con annesse alcune strutture quali il battistero, la casa canonica, l’ospizio e un cimitero.
Scrive a questo proposito il Cristoforetti:
“La pieve rappresenta l’elemento di coesione e il punto di riferimento del territorio e dei suoi abitanti, centro di una comunità religiosa nella quale tende a confluire anche tutta la vita civile, vi si tengono i placita del conte o del vicario, presso l’altare si affrancano i servi, sotto l’atrio di redigono gli atti pubblici, si registrano i cambi, le donazioni, le vendite, era la casa comune.
[…] La chiesa pievana sorge di solito appartata dall’abitato [...] con grande spazio circostante. E’ in modo specifico il centro liturgico dove si trova anche l’unico fonte battesimale, per definizione a partire dall’epoca carolingia, ma anche luogo della regola o dell’assemblea generale..
[…] Il momento della liturgia, che assolve anche alla richiesta dell’istruzione religiosa, è insieme occasione di erudizione e di socializzazione per le popolazioni contadine... questo è anche il tempo formale dei pubblici proclami voce praeconia, mentre l’espressione ad valvas ecclesiae (alle porte della chiesa), rimasta fino ad oggi, sottolinea una prassi inveterata che dava ufficialità alle pubblicazioni alle porte della chiesa come all’albo pubblico.”
Per sopperire ai bisogni della comunità ecclesiale i fedeli versavano le decime: di esse la parte principale (3/4) veniva data alla comunità diocesana che doveva sostenere le attività assistenziali e gli edifici di culto.
Risulta evidente dunque l’articolazione della diocesi in comunità cristiane nelle quali era coinvolta l’intera vita quotidiana: lavoro, famiglia, feste, problemi sociali, liturgia sacramentale.